ICT e disabilità: contrassegno europeo Parking Card for disabile people

Data  17/1/2008 23:01:00 |



In Italia non è possibile adottare il contrassegno europeo Parking Card for disabile people, che permette a tutti i cittadini della Comunità di usufruire in ogni Paese delle facilitazioni previste. La ragione si trova nel Codice sulla protezione dei dati personali. La discussione tra il leghista Grimoldi e il sottosegretario Annunziata ed i rilievi esposti dal dott. Riccardo Corradino
In questi anni di effervescente attivismo (talvolta eccessivo) in tema di privacy (da intendersi nel suo esatto significato di sfera intima della persona e non solamente quale sottoinsieme dei dati personali da tutelare) è intenzione soffermarci sulla limitazione al diritto di usufruire di una particolare attenzione ad alcune categorie di disabili: "l'invalidità" (tanto per rimanere in tema!) del contrassegno di circolazione al di fuori del territorio nazionale.
In buona sostanza la singolarità del problema risiede nel noto simbolo dell'uomo sulla sedia a rotelle presente nella parte frontale dei permessi di circolazione riservati agli invalidi , poiché va a confliggere con quanto previsto dall'art. 74 del DLgs 196/03. Quest'ultimo, come chiaramente illustrato dal sottosegretario Andrea Annunziata e nel sito Superando.it ( http://www.superando.it/content/view/2084/117/ ), dall'altro, dal 2003 col Codice in materia di inibisce l'esposizione "di simboli odiciture dai quali può desumersi la speciale natura dell'autorizzazione, per la sola visione del contrassegno " andando nel senso opposto della normativa riguardante il Codice della strada in cui si dispone l'esposizione di tale simbolo sul contrassegno per facilitare la mobilità..

Il parlamentare Paolo Grimoldi ha inoltre continuato a contestare il fatto che l'Italia non abbia ancora dato seguito alla raccomandazione del Consiglio dell'Unione europea n. 98/376/CE, con la quale gli Stati membri sono stati invitati ad elaborare il contrassegno di parcheggio per disabili secondo un modello comunitario uniforme, che possa essere utilizzato in parallelo con i contrassegni rilasciati negli altri Stati membri.

Qui di seguito il testo della dell'interrogazione e della risposta


GRIMOLDI. -
Al Ministro dei trasporti.
- Per sapere - premesso che:

l'articolo 188, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, recante
il «Nuovo codice della strada» e l'articolo 381 del relativo regolamento
di attuazione disciplinano la circolazione e la sosta dei veicoli al
servizio di persone invalide;

la vigente normativa prevede che i soggetti legittimati ad usufruire del
contrassegno invalidi siano autorizzati dal sindaco del comune di
residenza in conformità alle norme contenute nel regolamento, con
particolare riferimento agli allegati corrispondenti al titolo V, figura
v. 4;

in materia è poi intervenuto il decreto legislativo 30 giugno 2003, n.
196, recante il «Codice in materia di protezione dei dati personali»
che, all'articolo 74, prevede per i contrassegni invalidi il ricorso
alla sola indicazione dei dati idonei ad identificare l'autorizzazione
rilasciata senza l'apposizione di simboli o diciture che facciano
riferimento alla condizione del disabile;

alcuni Comuni hanno interpretato la normativa di cui al decreto
legislativo n. 196 del 2003 sostituendo il simbolo convenzionale della
sedia a rotelle con il simbolo del comune stesso; ciò ha creato non
poche incertezze sulla corretta applicazione della norma anche da parte
degli organi di polizia locale;

l'incertezza normativa si ripercuote molto spesso a svantaggio degli
stessi soggetti disabili che, rimanendo vittime di sanzioni pecuniarie
da parte di agenti accertatori di comuni diversi da quello di residenza,
di fatto si vedono limitati della libertà di circolazione nel territorio
nazionale;

la figura di cui agli allegati del regolamento rappresenta un simbolo
convenzionale dal quale non emerge alcuna indicazione della patologia,
essendo utilizzata anche a livello internazionale per qualunque
disabilità che comporti difficoltà a deambulare e assicuri il diritto ad
utilizzare i posti riservati;

la sostituzione del simbolo non permette poi il riconoscimento di
validità del contrassegno negli altri stati esteri. In tal senso, la
Raccomandazione del Consiglio dell'Unione europea n. 98/376/CE invita
gli stati membri ad elaborare il contrassegno di parcheggio per disabili
secondo un modello comunitario uniforme, di cui agli allegati del
documento, che può essere utilizzato in parallelo con i contrassegni
rilasciati negli altri stati membri;

l'Italia, anche se non esiste un preciso obbligo di recepimento, non ha
ancora adeguato la normativa nazionale sul contrassegno di parcheggio
per disabili ai criteri di cui alla Raccomandazione 98/376/CE -:

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno adottare una circolare
esplicativa riguardante l'attuazione della normativa sul contrassegno
invalidi , finalizzata a legittimare l'impiego del simbolo di cui agli
allegati del regolamento di attuazione del Codice del Strada sui
contrassegni rilasciati su tutto il territorio nazionale, garantendo da
un lato il diritto alla libertà di circolazione per i soggetti disabili
e dall'altro il rispetto della normativa sulla privacy;

se non ritenga opportuno uniformare la normativa nazionale in materia di
contrassegni per i parcheggi riservati agli invalidi ai criteri
contenuti nella Raccomandazione 98/376/CE al fine di garantire ai
soggetti disabili il diritto di circolare liberamente nel territorio dei
Paesi dell'Unione europea. (5-01793)

-01793 Grimoldi: Attuazione della normativa relativa al contrassegno
invalidi .
TESTO INTEGRALE DELLA RISPOSTA
Il codice della strada ha posto particolare attenzione alle
problematiche afferenti la sfera dell'handicap motorio, attraverso una
serie di norme che facilitano la mobilità delle persone diversamente
abili, garantendo loro un rapporto «attivo» con la Strada.
In particolare, l'articolo 188 del codice della strada e il decreto del
Presidente della Repubblica n. 503 del 1996 prevedono che le persone
diversamente abili possano usufruire di importanti agevolazioni,
esponendo il contrassegno previsto dall'articolo 381 del regolamento di
esecuzione del codice della strada.
Il contrassegno , che ha validità nazionale, permette una rapida
individuazione da parte degli organi di polizia stradale dei veicoli al
servizio della persona diversamente abile e pone in condizione l'agente
accertatore di non rilevare eventuali infrazioni ad obblighi dai quali
gli aventi diritto sono esonerati, attraverso l'esposizione
dell'autorizzazione, ad esempio il transito nelle corsie preferenziali,
la sosta in zone di divieto dove è espressa la deroga, la sosta e il
transito in zone ove vige il divieto ai sensi dell'articolo 7 del
codice, sosta gratuita nelle aree a tariffazione.
Il fine del contrassegno è, pertanto, quello di agevolare la mobilità
delle persone diversamente abili e, nel contempo, garantire loro la
possibilità di usufruire delle facilitazioni previste dal codice
medesimo e dal citato decreto del Presidente della Repubblica, al riparo
da improprie contestazioni o verbalizzazioni di infrazioni.
Tutto ciò risulta oggi in disarmonia con il disposto dell'articolo 74,
comma 1, del decreto legislativo n. 196 del 30 giugno 2003 riguardante
il «Codice in materia di protezione dei dati personali». Tale norma non
prevede l'esposizione «di simboli o diciture dai quali può desumersi la
speciale natura dell'autorizzazione, per la sola visione del contrassegno ».
La questione è stata sollecitata anche da alcune importanti associazioni
di categoria che non ritengono lesivo della loro dignità l'esposizione
del contrassegno attuale che non individua, con la sola esposizione, il
titolare ma il veicolo al suo servizio, tutelandone di fatto la privacy.
In considerazione del vigente quadro normativo, in Italia non è ancora
possibile adottare il contrassegno europeo Parking Card for disabile
people, valido nella Comunità europea ed emanato con raccomandazione del
Consiglio del 4 giugno 1998, che permette a tutti i cittadini della
Comunità di usufruire in ogni Paese delle facilitazioni ivi previste.
Allo stato attuale, non risulta che il garante per la protezione dei
dati personali, pur interessato della materia, abbia intrapreso
iniziative, mentre iniziative in tal senso sono allo studio del Ministro
dei trasporti.

Ed in particolare si veda l'art. 20 del DL n. 1859 presentato dal Ministro Nicolais (da tempo richiesto con tenacia dal Dott. Luca Faccio a svariati attori istituzionali e prontamente segnalato nel suo Blog http://lucafaccio.blogspot.com/ , addirittura dal 2005 mediante lettera di interpello all'allora Ministro Lunardi), che si propone di intervenire sul I comma dell'art. 74 del cd. Codice privacy.
Dal sito del Senato della Repubblica http://www.senato.it/leg/15/BGT/Schede/Ddliter/29181.htm pare essere tutto in stand-by in Commissione.
Personalmente non trovo molto sensato il perpetuarsi dell'apposizione di simboli distintivi di categorie sociali che riflettono l'ancora ristretta visione della "diversità", anche perché non si tratta di un permesso autorizzativo riservato ai soli utilizzatori di carrozzina; infatti alcune categorie di diversamente abili continuano a criticare aspramente questa scelta perché la sentono pregiudizievole nei propri confronti.
Indubbiamente da un punto di vista giuridico/pratico è innegabile l'utilità della variazione prospettata dal DL citato da apportarsi all'art. 74.
Potrebbe essere l'occasione giusta per prendere spunto dall'aumento di neutralità del simbolo dell'accesso facilitato che ha deciso di adottare la Microsoft in Windows Vista http://www.microsoft.com/enable/products/windowsvista/ .

 

Approvato il contrassegno Unificato Disabili Europeo

3 agosto 2010


Dopo 12 anni anche in Italia sarà possibile adottare il Contrassegno Unificato Disabili Europeo per la circolazione e la sosta dei veicoli previsto dalla Raccomandazione del Consiglio europeo del 4 giugno 1998. E' stata infatti approvato in via definitiva dal Senato, il 28 luglio 2010, il disegno di legge n. 1720-B recante disposizioni in materia di sicurezza stradale. - Legge n. 120/10 del 29 luglio 2010, GU n. 175 del 29 luglio 2010 (suppl. ord.). - Questo testo modifica di fatto la norma del Codice della Privacy che rendeva impossibile l'adozione del Contrassegno anche in Italia. Previsto da una Raccomandazione del Consiglio eurpeo, il Contrassegno Unificato in Italia ha sollevato infatti dubbi e perplessità, legate alla garanzia della tutela o meno della privacy del disabile.  Recando sul fronte non solo la dicitura ‘disabile', ma anche il simbolo internazionale della persone disabile, la stilizzazione nota in tutta il mondo, vi era un evidente contraddizione con quanto disposto dall'articolo 74 del Codice della Privacy (L.196/03), che vieta l'esposizione di simboli o diciture.

Ma vediamo cosa cambia. Con l'adozione del Contrassegno Unificato Disabili Europeo (Cude), la persona disabile può circolare e veder riconosciuti i suoi diritti non solo se viaggia in auto per l'Europa, ma anche se circola o sosta in latri Comuni italiani. Ad oggi, infatti, il rilascio del Contrassegno è demandato ai Comuni di residenza e ognuno ha le sue regole: tante erano state, anche presso la nostra redazione, segnalazioni di persone disabili multate, benché munite di contrassegno, in Zone a traffico limitato o in parcheggi riservati di altre città.

Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti – sollecitato peraltro da diverse interrogazioni parlamentari a firma Maria Antonietta Coscioni (Pd) – aveva risposto l'11 giugno 2009 che si sarebbe attivato presso il suo ministero nell'inserimento della Raccomandazione europea “come articolo 38 dell'A.C. 44 e abbinati recanti Disposizioni in materia di sicurezza stradale”, modificando di fatto anche la normativa sulla privacy che tanto aveva ostacolato l'adozione del testo in Italia. Adesso, manca solo la modifica del regolamento attuativo del Codice della Strada che riporta ancora la dicitura “Contrassegno invalidi” e disciplina le procedure per il suo ottenimento: un piccolo passo dopo dodici anni di attesa.

tatto da:

http://www.improntalaquila.org/2010/08/03/articolo8518/



Contrassegno europeo

Contrassegno europeo