
Quando i dottori gli hanno detto: «Il tumore al retto non
c'è», lui, 78 anni, non sapeva se tirare un sospiro di
sollievo, prendersela con il mondo o credere a un miracolo.
Perché nel frattempo " ormai sono passati quasi 11 mesi
" si era fatto venti giorni d'ospedale, un bel po' di esami
e due operazioni molto complesse in una settimana. Ed era uscito
dal Sant'Orsola stomizzato, insomma con il sacchetto. Vuol dire
una vita diversa. «Se prima faceva 100 cose, adesso ne fa 70»,
traducono gli avvocati dello studio legale Bonazzi, che hanno
appena inoltrato all'ospedale e all'azienda Usl una richiesta di
risarcimento. Richiesta appoggiata da una perizia del professor
Vergari, che valuta un trenta per cento di danno biologico per
quella che considera «l'ipotesi più verosimile: un errore
diagnostico. Errore grave e inescusabile, avendo portato a un
intervento chirurgico particolarmente impegnativo assolutamente
non necessario per la patologia in atto». Racconta il paziente:
«Faccio il commerciante, adesso mi sento a disagio con la gente.
Sono stanco e depresso. E la mia vita sessuale è azzerata».
Bartolomei a pag. 3
Dal "Il Resto del Carlino" edizione di Bologna 21
Gennaio 2001 pag. 1
Un giorno i dottori gli hanno detto: guardi che il tumore
al retto non c'è. E lui, che ha 78 anni, continua a lavorare
come se ne avesse venti di meno e fino a un anno fa i medici li
aveva visti davvero poco, non sapeva se tirare un sospiro di
sollievo, prendersela con il mondo o credere a un miracolo.
Perché nel frattempo " ormai sono passati dieci mesi "
si era fatto venti giorni d'ospedale, un bel po' di esami e due
operazioni molto complesse. Ed era uscito dal Sant'Orsola
stomizzato, insomma con il sacchetto. Vuol dire una vita diversa.
«Se prima faceva cento cose, adesso ne fa settanta», traducono
gli avvocati dello studio legale Bonazzi, che hanno appena
inoltrato all'ospedale e all'azienda Usl una richiesta di
risarcimento. Richiesta appoggiata da una perizia del professor
Benedetto Vergari, che valuta un trenta per cento di danno
biologico per quella che considera «l'ipotesi più verosimile:
un errore diagnostico. Errore grave e inescusabile, avendo
portato a un intervento chirurgico particolarmente impegnativo
assolutamente non necessario per la patologia in atto». Così
c'è scritto nella perizia appena depositata. Lui, il malato che
era quasi sano " proprio sano no: aveva una lesione che lo
faceva penare molto " lo spiega a modo suo, come vive
adesso. «Faccio il commerciante, ho sempre lavorato in mezzo
alla gente " si racconta ". Il sacchetto mi mette a
disagio. Mi sento spesso stanco e depresso. Devo andare in bagno
di continuo. E poi insomma, con il sesso sono a zero». Detto con
un candore d'altri tempi.
Il figlio, che gli è sempre stato accanto, dice che il babbo
ha cominciato a stare male a novembre di due anni fa. Dolore e
perdite di sangue. «Sono andato al pronto soccorso. Poi ho
cominciato a fare gli esami, non finivano mai " racconta
l'uomo ". Un giorno mi hanno detto che avevo un tumore e che
non c'era tempo da perdere. Mi hanno operato due volte in una
settimana, perché dopo il primo intervento si erano staccati i
punti. La seconda volta mi hanno fatto la deviazione. Sono stato
malissimo, in quei giorni. Ho perso il lume della ragione. Per
fortuna c'era mio figlio. Lui non mi ha abbandonato un momento.
Mi chiedo: come faranno, quelli che sono soli? Alla fine ho
chiesto al professor Cola se si poteva ricostruire l'intestino,
perché io il sacchetto non lo volevo proprio». Una volta ha
detto al chirurgo: «Piuttosto che mettermi quella cosa lì,
fatemi morire». Così racconta il figlio, che precisa: «Cola si
è sempre comportato benissimo, con noi. Quel che è successo non
è certo colpa sua. Ci fidiamo di lui, mio padre si è fatto
visitare anche due settimane fa. Vorrebbe fare l'operazione per
eliminare il sacchetto. E' una cosa complessa, vedremo».
Lo studio legale aveva spedito la prima richiesta di
risarcimento a giugno del 2000. «Ma l'ospedale non ha mai
risposto " ricorda Augusto Bonazzi ". Adesso si è
fatta viva l'assicurazione, ha chiesto al mio cliente di
sottoporsi a una visita medica. Ma nessuno ancora ci ha spiegato
cos'è successo».
Nella foto: il commerciante operato per errore di Rita
Bartolomei
Dal "Il Resto del Carlino" edizione di Bologna 21
Gennaio 2001 pag. 3
Professore, ci spieghi...
Bruno Cola, che guida la chirurgia generale al Sant'Orsola,
quando ha operato il paziente era direttore della chirurgia
d'urgenza. «Senta, in questa vicenda sono una vittima anch'io.
Ho sempre spiegato tutto al malato, continuo a seguirlo. Mai
capitato un caso simile in trent'anni di carriera. Faccio cento
interventi all'anno per tumore al retto. Quel che è successo è
inspiegabile e anche irripetibile, credo. Almeno per i dati che
ho».
Ma come è potuto accadere?
«Quell'uomo è arrivato da me perché perdeva sangue, un
sintomo chiaro. La famiglia lo aveva portato al pronto soccorso.
Subito prima dell'operazione si è sottoposto a 4 esami, tutti
concentrati in un mese. Clisma opaco, endoscopia, biopsia ed
ecografia transanale. Gli accertamenti standard. Coincidevano.
Descrivevano una lesione che invece quando ho operato non
c'era».
E allora?
«E allora sono andato più giù. Perché non puoi richiudere
e lasciare un cancro su un malato. A una certa altezza, ho
trovato una piccola placca che poteva essere compatibile con un
tumore. Alla fine mi sentivo quasi ottimista. Subito dopo
l'intervento ricordo di aver parlato con il figlio del paziente e
di essere stato rassicurante. Gli ho detto: aspettiamo la
biopsia, ma intanto ho trovato molto meno di quel che dicevano
gli esami. Dopo qualche giorno è arrivata la risposta
dall'anatomia patologica. Il tumore non c'era. Non ci potevo
credere. Ho chiesto di guardare meglio, di approfondire. Ho
pensato a uno scambio di persona, ho fatto fare tutti i controlli
immaginabili...».
Alla fine ha capito che cosa era successo?
«No. Posso solo avanzare spiegazioni possibili. Uno scambio
di referti per 4 esami mi sembra arduo. Anche un errore
interpretativo di 4 professionisti. Allora l'ipotesi più
ragionevole e credibile mi sembra quella di una lesione che è
regredita in un mese».
Ma l'ospedale ha fatto un'indagine? Insomma: se il paziente
operato di tumore è sano, è possibile che un malato di cancro
pensi di non avere nulla?
«Ho fatto i miei accertamenti: questo lo escluderei».
Rita Bartolomei
Dal "Il Resto del Carlino" edizione di Bologna 21
Gennaio 2001 pag. 3
Quante volte la moglie, durante la notte, si sveglia con
l'incubo che gli possa accadere qualcosa? Quante volte il figlio,
che lo ha assistito per tutto il calvario in ospedale, ripete a
se stesso: non posso allontanarmi troppo da casa perché potrebbe
avere bisogno di me? E quante volte lui (nella foto) " che
ha 78 anni, è sempre stato un uomo sano e lavora ancora come
commerciante " deve rinunciare, che so, a portare i nipoti
in bicicletta o a fare una passeggiata in montagna? Tutte cose
che prima erano normali. Miraggi, adesso, perché quest'uomo da
quasi un anno è stomizzato. Insomma deve convivere con il
«sacchetto». «Lei ha un tumore al retto, dev'essere operato
subito», gli dissero un anno fa al Sant'Orsola. Ma non era vero.
Non era vero e lui nel frattempo ha fatto esami e due interventi
molto complessi. Gli hanno portato via un pezzo d'intestino, dopo
qualche giorno lo hanno operato ancora perché i punti avevano
ceduto. Dopo, quando ormai era condannato a una vita
«menomata», la biopsia ha svelato che il tumore non c'era. E se
qualcuno avesse scambiato gli esami? Allora quest'uomo potrebbe
non essere l'unica «vittima» di una storia incredibile. Anche
perché stiamo parlando di un ospedale «modello».
L'avvocato Augusto Bonazzi ha appena spedito una richiesta di
risarcimento al Sant'Orsola. Cercherà di mettere in fila tutte
quelle domande («quanto vale»?). E' vero, ci sono i
«coefficienti» e un ottantenne " per quanto sano e vitale
" è relegato in basso, nel listino dei prezzi. «Però non
si devono usare soltanto criteri matematici», osserva il legale.
C'è il trenta per cento di danno biologico, riconosciuto da una
perizia affidata al professor Benedetto Vergari. Ma quella è
solo una parte. «La vita di tutti i parenti è stata stravolta
da questa vicenda " spiega Bonazzi ". La giurisprudenza
lo chiama danno morale riflesso». E la famiglia in tutta la
storia ha avuto un ruolo centrale. Il figlio della «vittima» si
è mosso come un investigatore per recuperare gli esami che
nessuno voleva fargli vedere. Li hanno portati ad altri ospedali
e ad altri dottori, quei test. Tutti hanno concordato: nessuna
traccia del tumore.
Rita Bartolomei
Dal "Il Resto del Carlino" edizione di Bologna 22
Gennaio 2001 pag. 11
«Si assicura che le indagini interne, di prossima
conclusione, consentiranno di fare piena luce sulle cause che
possano aver procurato un eventuale errore». Così la direzione
del Sant'Orsola Malpighi sul caso del 78enne operato di tumore,
stomizzato e infine dimesso dall'ospedale come «sano». Hanno
scambiato gli esami o qualcos'altro? Non è ancora chiaro.
Intanto il professor Vergari, perito di parte, ritiene
«certamente anomala l'ipotedi una potenziale regressione della
patologia». Servizio a pag. 7
Dal "Il Resto del Carlino" edizione di Bologna 23
Gennaio 2001 pag. 1
Il Sant'Orsola fa sapere: stiamo cercando di capire.
«Indagini interne di prossima conclusione», assicura un
comunicato stampa di undici righe scarse.
Stiamo parlando di un uomo. Un 78enne che i dottori hanno
scoperto sano dopo avergli diagnosticato un tumore al retto. Per
quello, l'uomo è stato operato due volte: oggi vive con dieci
centimetri d'intestino in meno e con il «sacchetto». E' così
da quasi un anno. La famiglia si è rivolta allo studio legale
Bonazzi e sette mesi fa l'uomo ha chiesto un risarcimento
all'ospedale. Ancora, però, nessuno ha capito come sia potuto
accadere, tutto questo. Nemmeno il chirurgo che lo ha operato, e
che il paziente difende: «Non è stato lui, a sbagliare».
E allora vale la pena di riportare il comunicato. «La
direzione dell'azienda ospedaliera di Bologna, in merito agli
articoli apparsi sul Carlino, precisa che la richiesta di
risarcimento pervenuta in data 30 giugno 2000, ha immediatamente
prodotto da un lato il coinvolgimento della compagnia
assicurativa (come riscontrato allo studio legale stesso in data
6 luglio 2000), dall'altro l'attivazione di procedure interne, al
fine di rilevare eventuali responsabilità professionali. Si
assicura che le indagini interne, di prossima conclusione,
consentiranno di fare piena luce sulle cause che possano aver
procurato un eventuale errore, ferma restando la competenza della
compagnia assicurativa sugli aspetti conseguenti».
Insomma: nessuno sa ancora dare un titolo a questa storia.
«Ritengo certamente anomala l'ipotesi di una potenziale
regressione della patologia», riflette il professor Benedetto
Vergari, medico legale e perito di parte. «Bisogna considerare
" spiega " che l'intervento chirurgico è stato
eseguito sulla base di riscontri istologici pre-operatori poi
smentiti». Il professore, che è consulente tecnico del
tribunale e insegna medicina legale e delle assicurazioni a
Bologna e a Ferrara, chiarisce anche che il trenta per cento di
danno biologico riconosciuto al paziente nella sua perizia è
solo un punto di partenza «perché il danno alla salute
presuppone una menomazione anatomica ma si estende all'aspetto
organico-funzionale, al riflesso sulla vita di relazione e alla
validità e qualità di vita nel complesso».
Negli ultimi dieci anni, rivelano le statistiche, le richieste
di risarcimento sono aumentate in modo progressivo, quasi
decuplicate. «Vorrei fpsse chiaro che i medici legali non sono
contro altri dottori " precisa Vergari ". Anzi: è
dovere del medico legale, in fase di accertamento del danno,
seguire una metodologia rigorosa e un'analisi critica dei fatti
di carattere sanitario. Questo per arrivare a valutazioni
tecniche, discriminando i casi di responsabilità da quelli, che
sono la maggioranza, non supportati da errori bensì frutto di
insoddisfazione del paziente, o ancora di incomprensioni e
cattiva comunicazione». Detto da chi " ma lui non lo
ammetterebbe mai " si è trovato a riparare qualche causa un
po' troppo spiccia. «La valutazione dei casi selezionati, in cui
si ritiene che esista un errore medico " chiarisce Vergari
" non può essere frutto di improvvisazione. Per questo è
indispensabile che le consulenze, delicate e complesse, siano
affidate a specialisti in medicina legale e delle assicurazioni.
Professionisti che per cultura, formazione e specifica
preparazione dottrinaria possono coniugare legittime esigenze e
diritti del cittadino con la giustizia». Secondo il professore
«occorre quindi recuperare i valori dell'etica professionale e
della scientificità, in modo che una consulenza qualificata
rappresenti la prima forma di tutela per la persona stessa e una
garanzia per tutti gli operatori».
Nelle foto il professor Vergari e l'anziano che chiede i danni
al Sant'Orsola
di Rita Bartolomei
Dal "Il Resto del Carlino" edizione di Bologna 23
Gennaio 2001 pag. 7